Il tumore del colon-retto nel 2017


  • Dott. Andrea Mancuso Petricca

Il tumore si può combattere conoscendo profondamente i meccanismi neoplastici di proliferazione, la resistenza e l’interazione con il sistema immunitario. Questo è l’approccio terapeutico della nuova “oncologia clinica” definita anche “medicina oncologica di precisione” riconosciuta in tutto il mondo come il miglior criterio utilizzabile nella cura dei tumori solidi.

Su questo innovativo strumento terapeutico, ha concentrato la sua carriera di medico e ricercatore il Dr. Andrea Mancuso, oncologo medico presso l’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma.

Ci siamo rivolti al Dr. Andrea Mancuso, quale esperto in trattamenti oncologici di nuova generazione, per conoscere da vicino l’approccio terapeutico migliore da seguire grazie alla realtà internazionale dei trattamenti biologici integrati per la cura e gestione della neoplasia colorettale.

L’analisi molecolare applicata al trattamento del tumore colorettale è un ramo della medicina piuttosto recente. Ci spieghi cos’è e come è nato il suo interesse di ricerca in quest’ambito.
Attraverso l’utilizzo dell’analisi molecolare e genomica del DNA tumorale è emerso che il tumore colorettale, così come le altre neoplasie solide, non sono un’unica malattia ma un insieme di differenti tipologie che dobbiamo conoscere profondamente se vogliamo arrivare ad ottenere lunghe remissioni o addirittura la guarigione. La conferma di ciò deriva da numerosi dati internazionali (CALGB/SWOG 80405) che mostrano addirittura l’insorgenza del lato destro o sinistro del tumore colorettale configurando un differente rischio di morte e un diverso impatto delle terapie oncologiche.
Il mio interesse verso lo studio dei sottotipi e dell’eteroclonalità della malattia tumorale nasce circa 20 anni fa quando, ancora studente, sono entrato per la prima volta in un laboratorio di biologia molecolare. Da medico ho scelto di focalizzare la mia attività nell’ambito della ricerca clinica oncologica.

E’ di pochi giorni fa’ la notizia sulla “scoperta” di almeno 4 forme differenti di tumore colorettale. Un ulteriore passo verso la lotta contro questo tipo di neoplasia?
Oggi sono 4 le tipologie molecolari di tumore colorettale: Forma Immunologica, Forma Canonica, Forma Metabolica, Forma Mesenchimale. A prescindere dai nomi tecnici ognuna di queste forme ha delle caratteristiche biologiche uniche e distintive che ci aiutano ad identificare il percorso terapeutico più idoneo da seguire.

Cosa si dovrebbe studiare nella pratica clinica per disegnare la migliore terapia possibile avendo differenti casi clinici?
Il Cancer Genome Atlas (TCGA) Network stabilisce che vi sono almeno 8 valutazioni geniche da eseguire (APC, TP53, K-RAS, PI3KCA, N-RAS, B-RAF, WNT, MYC) e altrettante valutazioni di studio su instabilità cromosomica (CIN), microsatellitare (MSI) e stato di metilazione (CpG island methylator phenotype) per determinare esattamente la prognosi e la risposta terapeutica delle differenti forme neoplastiche. Nella pratica clinica giornaliera è difficile eseguire tutte queste indagini ma deve essere sempre eseguita una “mappa genica minima” per stabilire una corretta strategia di trattamento.

Quanto è importante la multidisciplinarietà nel trattamento della malattia colorettale?

L’integrazione fra le varie specialità nel trattamento di questa patologia è cruciale per ottenere il successo terapeutico. Tale integrazione però non deve fermarsi solo alla chirurgia, radioterapia e gastroenterologia già spesso integrate nel percorso di cura ma allargarsi a supportare tutti i bisogni clinici e terapeutici del malato. Ad esempio la stretta collaborazione con l’anatomia patologica e con i patologi clinici sta consentendo modernamente la costruzione di “Mappe Immunologiche” che indicano le relazioni complesse del tumore con le difese immunitarie del nostro organismo. Conoscere una “mappa immunologica” in integrazione ad una “mappa genica minima” potrebbe consentire di disegnare già oggi un trattamento solo con nuovi farmaci anti PDL-1 modulatori del sistema immunitario.

In conclusione: cosa ci riserverà il futuro nel trattamento della neoplasia colorettale?
Già oggi è il futuro per questa patologia. Dovremmo pretendere, giornalmente, quando trattiamo il tumore colorettale, lo studio di almeno pochi geni cardine indispensabili per poter iniziare un trattamento.

Il futuro riserverà sempre di più trattamenti personalizzati, con meno effetti collaterali e alta efficacia dove nessun oncologo medico potrà lavorare senza un gruppo multidisciplinare e senza laboratori di anatomia patologica e biologia molecolare dedicati allo studio delle neoplasie.

Dott. Andrea Mancuso Petricca